Felipe Melo: Riflessioni sul Calcio e il Futuro da Allenatore
Felipe Melo ha condiviso un ricordo inquietante della sua giovinezza in Brasile, quando a soli 15 anni si trovò faccia a faccia con un narcotrafficante. "Frequentavo ambienti poco raccomandabili. Un giorno, quest’uomo mi prese da parte, mi guardò con uno sguardo che non dimenticherò mai e mi avvertì che se mi avesse visto di nuovo lì, mi avrebbe sparato. 'Hai un futuro nel calcio, qui non ti voglio più vedere'. Ho preso sul serio il suo avvertimento e non so che fine abbia fatto, credo sia morto", ha raccontato Melo, che non ha mai smesso di esprimere le sue emozioni riguardo al suo passato e al suo futuro.
Riflettendo su cosa avrebbe fatto se non fosse diventato calciatore, Melo ha dichiarato: "Forse sarei finito in brutti giri, ringrazio i miei genitori. Mio padre era un operaio, mia madre una casalinga. Sono cresciuto affrontando le difficoltà con determinazione".
Il suo soprannome, "Pitbull", è qualcosa che ha sempre apprezzato. "La gente spesso si ricorda di me solo per i falli, ma ho sempre avuto talento. Al Mondiale del 2010 ho fornito l'assist più bello della competizione per Robinho contro l'Olanda, prima di essere espulso. Un passaggio verticale di venti metri che lo portò davanti alla porta".
Con la prossima partita tra Juventus e Inter in arrivo, Melo ha commentato: "Ho bellissimi ricordi. Alla Juve ho giocato quasi cento partite, ma ero giovane e immaturo. Ho commesso molti errori e ho pagato per ognuno di essi".
Riguardo ai suoi errori, ha detto: "Una volta persi palla e, quando il pubblico fischiò, mandai tutti a quel paese. Quando tornai a casa, mia moglie mi rimproverò. Ero un ragazzo: litigavo con tutti, rispondevo male, ero scontroso e nervoso. Ho anche avuto una discussione con Chiellini, ma ora abbiamo fatto pace e ci siamo salutati affettuosamente al Mondiale per Club".
Melo ha anche parlato del suo trasferimento all'Inter, che era in programma già nel 2009. "Corvino mi disse: 'O vai a Torino o vai a Torino. Non hai altre scelte'. La Juve pagò la clausola di 25 milioni e inserì Marchionni nella trattativa. Firenze non reagì bene e mi contestò molto. Lì è nata mia figlia, ho amato il Franchi e la città".
Quando gli è stato chiesto per chi tiferà sabato, ha risposto: "L’Inter è nel mio cuore. Ho ancora la prima pagina della Gazzetta dopo un mio gol al Verona, quando andai a baciare mia moglie. Era il 2015, e il titolo era 'fuga al bacio'. Quando Mancini mi chiese di venire, non esitai, mi dispiace solo di essere rimasto poco".
In merito a Frank de Boer, Melo ha commentato: "Non ha mai capito nulla di calcio. Ha parlato male anche di Gabigol, chiamandolo 'Gabi-ex-gol'. Non parlava italiano e non andava d'accordo con nessuno nello spogliatoio. Infatti, è durato solo tre mesi e ha collezionato disastri ovunque. Grazie a Dio, quell’anno arrivò Pioli".
Riguardo alla nuova Inter, ha detto: "Al Mondiale avrebbero potuto fare di più, ma ci sta. Chivu è arrivato da poco e sta cercando di tracciare una nuova linea dopo i quattro anni di Inzaghi. Mi piace Sucic, penso possa diventare determinante, e poi stravedo per Pio Esposito e Dumfries. È un periodo d’oro per lui: la palla gli sbatte addosso ed entra".
Ha anche parlato di Lautaro Martinez, affermando: "Non è tra i primi cinque attaccanti al mondo, ma tra i primi tre! Nel 2024, al Pallone d’Oro, avrebbe meritato ben più del settimo posto".
Quando gli è stato chiesto se la Juve possa lottare per lo scudetto, ha risposto: "La partita con l’Inter dirà se possono farlo. Ho visto i bianconeri al Mondiale: contro il City sono stati vergognosi. Tudor non mi convince, non sembra niente di eccezionale. È partito bene, ma deve fare la differenza contro squadre come l’Inter".
Infine, ha espresso la sua opinione sulle favorite per il titolo: "L’Inter è la più forte, ma il Napoli ha qualità. Per la Juve, il giocatore imprescindibile è Bremer, che l’anno scorso è mancato come l’aria. Per l’Inter, invece, è Calhanoglu: è ancora la mente". Riguardo alla partita di sabato, ha concluso: "Spero di vedere tanti gol".
Melo ha anche rivelato che, se avesse potuto, avrebbe corso il triplo per Calhanoglu e Yildiz, affermando: "Il modo con cui il turco tocca la palla mi fa impazzire. Avrei battagliato per lui fino alla fine".
Infine, ha condiviso le sue aspirazioni per il futuro: "Nel 2026 mi vedrete in panchina: spero di allenare in Serie A. Voglio gente coraggiosa e di qualità. Se non infili la gamba in un contrasto, non giochi. Sono stato un grande giocatore, lo dico con serenità. Ho sempre dato il massimo e ho segnato: di mediani così ce n'erano pochi. Come dico sempre, con Felipe in campo era difficile, ma senza Felipe lo era ancora di più".