Giuseppe Scurto: Dalla Promessa al Ritiro, Ora un Futuro nel Calcio Giovanile
Il calcio, come la vita, è pieno di imprevisti. La carriera di un calciatore può concludersi rapidamente, e accettarne la fine è spesso difficile. Tuttavia, il ritiro, anche se forzato, può aprire nuove strade. Giuseppe Scurto, un tempo considerato una delle promesse della Primavera della Roma di Capello, ha dovuto dire addio al calcio giocato a soli 27 anni a causa di ripetuti infortuni. La sua passione per questo sport lo ha spinto a rimanere in campo, assumendo il ruolo di allenatore per i giovani. Oggi è uno degli allenatori più promettenti nel settore giovanile e ha realizzato il suo sogno di diventare un punto di riferimento per il calcio giovanile in Sicilia.
Ha iniziato a muovere i primi passi nel professionismo con la Roma di Capello. Quali sono i ricordi più belli di quel periodo?
“Dopo cinque anni nel vivaio della Sampdoria, sono entrato a 18 anni nel settore giovanile della Roma. È stato come realizzare un sogno, mi sono subito unito alla prima squadra di mister Capello. Ho condiviso lo spogliatoio con grandi campioni come Totti, Batistuta, Montella ed Emerson. Quello che mi ha sorpreso di più è stata l'umiltà di questi giocatori, che hanno aiutato giovani come me a integrarsi. De Rossi, nonostante fosse ancora giovane, era già un punto di riferimento.”
La stagione 2004-2005 è stata difficile per la Roma, ma indimenticabile per lei…
“È stata un'annata memorabile dopo i gravi infortuni che avevo subito. Ritrovarmi in quel contesto, con certi campioni, era incredibile. Ho subito due operazioni al legamento crociato: la prima a 16 anni alla Sampdoria e la seconda a 19 anni a Roma. Grazie a una grande forza di volontà, sono riuscito a tornare in campo. Debuttare con la maglia della Roma a vent'anni in Champions League e in Serie A a San Siro contro il Milan sono state emozioni indescrivibili.”
La parentesi al Chievo è stata importante per affermarsi tra i grandi.
“La mia prima stagione al Chievo è stata straordinaria. Ho giocato diverse partite da titolare e segnato il mio primo gol in Serie A. Ci siamo tolti grandi soddisfazioni, qualificandoci per la Champions League. Fisicamente mi sentivo bene, e alla fine della stagione ho partecipato anche all'Europeo U21. Tuttavia, l'anno successivo ho iniziato a soffrire di problemi di cartilagine allo stesso ginocchio, restando fuori per diversi mesi.”
A Treviso ha cercato di rilanciarsi, incontrando un giovane Leonardo Bonucci.
“A Treviso, nonostante i problemi al ginocchio, ho vissuto due buone stagioni. Ho condiviso lo spogliatoio con un giovane Bonucci, appena arrivato dalla Primavera dell’Inter. Abbiamo legato molto e ho cercato di aiutarlo, dato che avevo più esperienza. Si notavano già le sue grandi qualità tecniche e la sua personalità.”
A causa di problemi al ginocchio, ha dovuto ritirarsi prematuramente. Ha dei rimpianti per come è finita la sua carriera?
“Dopo il secondo anno alla Triestina, ho subito un nuovo intervento chirurgico, portando il totale a 7-8 operazioni durante la mia carriera. Ho provato a tornare in campo con la Juve Stabia, ma mi sono reso conto che i problemi fisici non erano risolti, quindi ho deciso di ritirarmi e iniziare ad allenare a 30 anni. L'unico rammarico è che, per la voglia di giocare, ho spesso utilizzato farmaci e infiltrazioni, peggiorando la mia situazione.”
Quali sono i ricordi più belli da giocatore?
“Ho avuto molte soddisfazioni. Ho fatto tutta la trafila delle nazionali giovanili e abbiamo vinto l’Europeo U19 nel 2003 insieme ad Aquilani, Pazzini, Chiellini e Padoin. Ho giocato oltre 150 partite tra Serie A e Serie B e partecipato a un Europeo Under 21. Mi sono confrontato con grandi campioni, sia come compagni che come avversari, e affrontare attaccanti come Ibrahimovic, Adriano e Del Piero era sempre una sfida.”
Dal campo alla panchina. Come ha deciso di intraprendere questo percorso?
“La mia carriera da allenatore è nata dal rammarico di non poter più giocare e dalla volontà di rimanere nel mondo del calcio. È stata la scelta migliore, mi piace lavorare sul campo e instaurare rapporti con i ragazzi e lo staff. Ho avuto grandi soddisfazioni, soprattutto a Palermo, dove ho guidato l’Under 17 e la Primavera, vincendo il Campionato Primavera 2 e la Supercoppa.”
Successivamente è tornato a Roma per allenare la formazione Under 18, nella quale era presente anche Niccolò Pisilli.
“Dopo le esperienze con Trapani e Spal, tornare alla Roma è stato un sogno. A Trigoria ho allenato un gruppo di ragazzi talentuosi, tra cui Pisilli, che mi ha sorpreso per le sue prestazioni.”
Vista la sua grande esperienza con i giovani, qual è il suo pensiero sul loro impiego in Italia?
“Le statistiche mostrano una prevalenza di giocatori stranieri, rendendo difficile per i giovani italiani affacciarsi alla Serie A. È importante creare un percorso che consenta una crescita graduale, e la formazione delle seconde squadre potrebbe essere una soluzione per permettere ai ragazzi di mostrare il loro talento.”
Tra i ragazzi che ha allenato, chi deve ancora esplodere e chi l’ha sorpresa maggiormente?
“Ci sono diversi giovani talentuosi. Njie ha grandi potenzialità, e Nicolò Savona mi ha sorpreso per la sua rapida ascesa. Ho avuto il piacere di allenarlo alla Spal e rappresenta un esempio di serietà e professionalità.”
Oggi ha intrapreso una nuova avventura nella sua Sicilia come socio dell’Alcamo Academy. Ci parli di questo nuovo progetto.
“Questo è un sogno che ho avuto per anni, fin da quando giocavo. Quest’anno ho avuto l’opportunità di riflettere e ho avviato questo progetto con il mio socio Cristian Ciaramella. Abbiamo grande entusiasmo e passione per offrire ai giovani l’opportunità di avvicinarsi allo sport, cresciuti con valori positivi.”