Il Polissya in Europa: una sfida tra speranza e difficoltà

Il Polissya in Europa: una sfida tra speranza e difficoltà

"Un viaggio con volo diretto. Due giorni in Italia. Era quello che sognavamo". Due pattuglie di polizia attendono all'esterno del Mapei Stadium di Reggio Emilia per accompagnare il Polissya, la squadra ucraina che affronterà la Fiorentina nel playoff di Conference League. Ruslav Rotan, allenatore del Polissya e già capitano del Dnipro, parla con noi al termine dell'allenamento. La delegazione del club è composta da 55 membri e lo sponsor tecnico è Nike, con le t-shirt che riportano le iniziali dello staff.

La squadra di Zytomir si prepara a entrare negli spogliatoi, ma la situazione è tutt'altro che normale. Infatti, ogni volta che il Polissya ha giocato in Europa, ha dovuto percorrere quasi 700 chilometri per arrivare a Prešov, in Slovacchia, a soli 35 chilometri dal confine con l'Ucraina. "Abbiamo già disputato otto partite, tre di campionato, e non è stato semplice. Abbiamo viaggiato ogni tre giorni, affrontando lunghi tragitti che possono durare fino a 36 ore, passando attraverso la Polonia. Treni, autobus, controlli di ogni tipo, poiché l'aereo è imprendibile. È molto difficile vivere così. Per la prima volta, grazie anche alla pausa del campionato, abbiamo potuto riposare e lavorare con maggiore serenità", spiega Rotan, assistito da Iaryna, un'insegnante di lingua ucraina a Milano.

Nonostante le difficoltà, l'esperienza europea ha portato un sorriso agli ucraini e agli altri club coinvolti in questa avventura. Tuttavia, la situazione del campionato rimane critica. "Se ci riusciamo, dobbiamo ringraziare le nostre forze armate, il cui intervento è fondamentale per rendere tutto questo possibile". La Serie A ucraina è composta da 16 squadre, e quest'anno la Dinamo Kiev parte favorita, avendo vinto il torneo precedente. Il Polissya ha iniziato la nuova stagione con una vittoria e due sconfitte.

C'è paura? "Ci siamo adattati. La paura è inevitabile, specialmente con le sirene che suonano. Non è normale". Quando la sirena suona, il gioco si ferma e squadre e tifosi si precipitano nei rifugi per mettersi al sicuro. La minaccia dei missili è sempre presente. Nel campionato ucraino, il pubblico è ammesso in modo contingentato, con un numero limitato di ingressi e senza la possibilità di riprese televisive, per evitare che il nemico russo possa approfittare della presenza di una folla.

Alcuni club, come lo Shakhtar Donetsk, colpiti dalla guerra, non giocano più nella loro città e si sono trasferiti a Kharkiv. Insomma, finché c'è vita, c'è speranza. Ma soprattutto c'è passione, quella che ogni giorno spinge i calciatori ucraini ad andare avanti, affrontando innumerevoli difficoltà con grande dignità.

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