Kalidou Koulibaly: Un Leone che Restituisce all'Africa

Kalidou Koulibaly: Un Leone che Restituisce all'Africa

Ogni mattina in Africa, con l'alba, Kalidou Koulibaly, un leone del calcio, sa di dover correre per non deludere se stesso. "Ho ricevuto molto dal Senegal, ora è il momento di restituire". Per lui, l'Africa rappresenta un'opportunità per lasciare un segno, e così ha inaugurato una Academy e un ospedale pediatrico, progetti che si realizzeranno affrontando le sfide di un percorso complesso. Oggi, al Mbarody Football Club, si respira un'atmosfera festosa, piena della vitalità giovanile a cui Koulibaly desidera donare il suo cuore. Con il suo fluente italiano, condivide la sua passione per il calcio, parlando di Napoli, Champions League, campionato, e delle sue esperienze con giocatori come De Bruyne, Modric e Osimhen, oltre a discutere di temi importanti come il razzismo e il sogno di un futuro migliore.

Koulibaly, ce l’ha fatta...

"Quando sono arrivato in Arabia Saudita, ho pensato principalmente a come investire per restituire al Senegal e all'Africa ciò che ho ricevuto. L'Academy è sempre stata un sogno mio e di mio fratello Amadou, e ora, dopo un anno e mezzo, questo momento è finalmente arrivato".

E ora con orgoglio guardate avanti.

"Speriamo di diventare la locomotiva del futuro. Abbiamo visto tremila ragazzi in diciotto città, fino in Gambia, e ne abbiamo selezionati sedici, ora stiamo cercando tre portieri. Durante l'inaugurazione, con la presenza del vice presidente della Federazione, i genitori dei ragazzi erano visibilmente commossi. Offriamo alloggi, vestiti, lezioni scolastiche e controlli medici, e in cambio chiediamo solo rispetto tra di loro e con noi. Questo è un progetto senza limiti sociali e sportivi. Vogliamo formare giovani che diventino uomini con la U maiuscola, dei piccoli leoni, perché Mbarody significa proprio questo in Wolof".

Ha portato con sé, dall’Arabia, Olivier Rousset.

"Ha allenato in vari paesi, tra cui Algeria, Costa d’Avorio e Vietnam, e ha sempre creduto in me".

Non le sfugge nulla del suo calcio.

"Amo tutti i club che mi hanno accolto e regalato soddisfazioni, ma il Napoli ha un posto speciale nel mio cuore. Sono felicissimo per i due scudetti, che dimostrano la capacità della società di rimanere tra le grandi. Credo che anche quest’anno possano farcela, De Laurentiis e Conte hanno messo in atto le condizioni per riprovarci. Certo, le avversarie non mancano: ci sono l’Inter, il Milan e la Juventus, ma l’arrivo di una leggenda come De Bruyne dimostra le ambizioni della società".

È allenato da Inzaghi e vi tocca chiacchierare anche di Napoli-Inter.

"Lui sa che tifo Napoli, ovviamente. È una persona splendida e un allenatore di alto livello, come dimostrano le sue due finali di Champions e uno scudetto con l’Inter. Parliamo molto, sempre in italiano, e ha uno staff ben preparato, mi trovo benissimo".

Koulibaly, non pensa di aver lasciato troppo presto l’Europa.

"Non ho rimpianti per la mia carriera e sono soddisfatto di essere venuto in Arabia Saudita. All'estero c'è una percezione errata di questo calcio. Durante il Mondiale per Club, abbiamo fatto una buona figura e Inzaghi sembrava contento delle nostre prestazioni".

È tornato Albiol, in Italia.

"Mi ha reso il calciatore che sono e non smetterò mai di dirgli grazie, gli voglio bene. È un professionista esemplare".

E al Milan, come sa, è arrivato Modric, che è stato suo avversario in Champions League.

"Giocatore sublime. Ha vinto tutto, insieme a lui e a De Bruyne abbiamo delle eccellenze internazionali che renderanno le partite ancora più interessanti. Questi sono i protagonisti che fanno la differenza".

Avrebbe potuto giocare con Osimhen.

"Ci siamo sentiti, gli ho spiegato con franchezza la nostra realtà in Arabia Saudita, dove ci sono giocatori di grande valore, da Cristiano Ronaldo in giù. Mi ha raccontato che Istanbul ha accolto calorosamente lui e la sua famiglia, e che ci sono forti ambizioni. Ha preso la sua decisione e gli auguro il meglio".

Le sue battaglie contro il razzismo hanno lasciato il segno.

"Prego affinché il fenomeno sparisca del tutto. È una malattia che va combattuta insieme. Mi sembra che ci siano sempre meno episodi, il che indica che sono stati fatti dei progressi. Ho giocato in Premier, e lì non ho mai avuto problemi; qui in Arabia Saudita, nulla. La gente deve capire che il calcio è amore, non odio".

Sta studiando alla Luiss, corso in sport-management, ma ha deciso cosa farà quando smetterà?

"Resterò nel calcio, sicuramente. Non so se diventerò allenatore o manager, ma non abbandonerò il mio mondo. Tuttavia, ora sono completamente assorbito dalla Academy".

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