L'Orgoglio di Vestire l'Azzurro: Un Viaggio nel Passato del Calcio Italiano
In un'epoca lontana, indossare la maglia della nazionale era motivo di grande orgoglio. I centravanti, con gli occhi che brillavano, condividevano il loro sogno di gioventù - e non era una semplice affermazione. Gli allenatori annuivano, alcuni si commuovevano, pensando ai loro ragazzi che difendevano il tricolore con passione e determinazione. C'era una convinzione condivisa: arrivare in azzurro rappresentava il raggiungimento di uno status superiore.
Questa era la realtà di molti anni fa, tanto che la memoria di quei tempi si è ormai affievolita. Quando l'Italia chiamava, tutti rispondevano. Nessuno si lamentava se il giocatore tornava al club con qualche acciacco. Anzi, si provava un senso di fierezza: quando Gigi Riva, infortunate due volte nel 1967 e nel 1970, non poté scendere in campo, la sua assenza si fece sentire nel Cagliari, tanto da compromettere la corsa allo scudetto. In città, se ne erano resi conto, ma ci si consolava pensando che Gigi Riva aveva dato la sua parte per la patria.