La Cessione di Giovanni Leoni al Liverpool: Intervista a Federico Cherubini
Il Ferragosto è stato segnato dalla cessione di Giovanni Leoni al Liverpool, un evento che ha evocato l'atmosfera della Coppa dei Campioni. Federico Cherubini, CEO del Parma e con un passato decennale alla Juventus, ha vissuto questo momento da dirigente, un sogno che aveva coltivato da giocatore. “A sei anni ho iniziato nei Pulcini del Foligno, la mia città, e avevo come modello Tardelli”, ha raccontato Cherubini.
In che ruolo giocava? “Centrocampista, ero un mancino. Ho raggiunto il punto più alto a Carpi, in C1, ma l’anno seguente sono sceso in C2 al Civitanova Marche. In quel momento ho capito che la mia strada sarebbe stata un’altra e ho iniziato una nuova vita in Umbria, a casa: giocavo in Serie D e contemporaneamente lavoravo nella mia agenzia di servizi finanziari e in una società che organizzava eventi”.
Qualche suo compagno è arrivato in Serie A? “Il caso più strano è quello di Lupatelli, il portiere. Giocavamo insieme a Bastia: tutte le domeniche titolare e sostituito dopo un minuto… Non era colpa sua, ma della norma folle dell’epoca che obbligava le squadre di Serie D a schierare un giovane nella formazione iniziale, ma l’imposizione finiva lì. Lui poi ha fatto un po’ di strada, mentre noi… Se penso agli avversari, il primo ricordo è una rissa contro la Rondinella di Marco Baroni e Andrea Barzagli: finimmo su Striscia la Notizia”.
A Foligno è iniziata la sua carriera da dirigente: vocazione? “Nel 2004 ero il capitano, vincemmo la Serie D e, mezz’ora prima della festa in piazza, il presidente Zampetti mi disse: ‘Siccome l’allenatore ti fa giocare per forza, d’ora in poi farai il direttore generale’. Ci rimasi male, poi convinsi il mio compagno Pizzimenti a fare il ds e presi un giovane geometra come segretario, Ottaviani. Ora uno è il vice ds della Cremonese e l’altro il team manager della Fiorentina”.
Il colpo migliore a Foligno? “Marco Parolo”.
Dal Foligno alla Juventus con Agnelli… “A Foligno lavoravamo molto con i giovani in prestito dalla Serie A e in particolare con la Samp di Marotta e Paratici. Fabio nel 2012 mi disse: ‘Vieni alla Juve e un ruolo per te ce lo inventiamo’. Sono diventato ds dei giocatori della Juve in prestito”.
Un aneddoto? “Negli anni dei ‘prestiti’ avevamo istituito una rete di relazioni con alcuni club europei per mandare in ‘Erasmus’ i nostri ragazzi di proprietà. In Belgio avevamo rapporti con lo Zulte Waregem, a cui tra gli altri prestammo il portiere Leali. Nel gennaio 2018 il Perugia voleva comprare Leali e i belgi ci chiesero una cifra spropositata per liberarlo. Alla fine, noi prendemmo De Winter, il loro miglior giocatore, ora al Milan”.
Alla Juventus è stato anche responsabile del vivaio e l’ideatore della Next Gen: a bruciapelo, quale il talento più cristallino? “Fagioli”.
Tra i suoi figli calcistici c’è anche Kean. “Il suo vero padre calcistico è Gigi Milani. Non sono stupito del Kean di Firenze. Non è facile imporsi dove si è cresciuti, Moise ha tutto per essere il nove della Nazionale”.
Dovesse definire Agnelli? “Un visionario. Quanto realizzato alla Juve è sotto gli occhi di tutti. Se penso alla Next Gen, per esempio, solo la sua lungimiranza ha permesso di far partire, tra lo scetticismo generale, un progetto con costi importanti e incertezze regolamentari”.
Marotta ha ammesso che il più grande rimpianto di mercato è Haaland ai tempi della Juventus. In Norvegia andò lei… “Era l’autunno del 2017 e cercavamo un centravanti per la Primavera. Il nostro scout Crovari ci segnalò questo ragazzo norvegese che iniziava ad affacciarsi alla prima squadra del Molde. Trovammo l’accordo sulla cifra, non sulla formula. Lo invitammo a Torino, a gennaio insistemmo. Tornai in Norvegia nel giugno 2018, nei giorni di CR7 alla Juve, e dopo due settimane fece 4 gol in una partita e da lì è arrivato il mondo. Concorrenza e prezzo erano aumentati. Resta un rimpianto, ma in quel momento abbiamo fatto il massimo”.
Nel 2022, quando lei era il ds della Juventus, arriva il giovane Yildiz. “È l’estate della cessione di De Ligt al Bayern e se i tedeschi non ci avessero portato via a zero un nostro 16enne nel giro delle nazionali, noi non ci saremmo mai permessi di prendere un giovane del Bayern a parametro. Il calcio è strano…”.
Pentito dell’affare Di Maria? “No, lo riprenderei. Purtroppo è arrivato a Torino in un’annata difficile dentro e fuori dal campo. Ringrazierò sempre Allegri: nella tempesta non ha mai cercato alibi ed è rimasto vicino al club”.
Come nasce la sua amicizia con Allegri? “Max è un uomo di spessore e un amico: il nostro rapporto nasce quando lui giocava a Perugia in Serie A, nel 1995. Non ci incontravamo in campo, ma i nostri incroci erano più serali… (risata)”.
La sua nuova vita è il Parma: che presidente è Krause? “Ha grande visione, coraggio e tanta determinazione per far crescere il club. Ci saremmo voluti godere un po’ di più Leoni, però la cessione al Liverpool è un’operazione storica per noi. A Parma ho trovato un giusto mix tra forza della proprietà, tradizione del club e calore della piazza. C’è tutto per portare avanti un progetto importante”.