Ricordi e Riflessioni di Andrea Agostinelli
Andrea Agostinelli, ex calciatore di spicco, è ricordato con affetto dai tifosi della Lazio per il suo contributo alla squadra negli anni '70. Oggi, a 68 anni, Agostinelli ha condiviso i suoi ricordi in un'intervista su corriere.it.
"La prima immagine che mi viene in mente? Io da piccolo che salivo sugli alberi per raccogliere i pinoli. Ricordo anche le elementari a Roma e il tempo trascorso nella parrocchia Santo Ippolito, dove giocavo quattro ore al giorno al battimuro, migliorando così le mie abilità nel dribbling. Il mio primo vero ricordo del calcio risale a quando indossai la maglia della Lazio a 14 anni. Prima di quel momento, avevo partecipato a dei provini con Bologna e Torino, insieme a Bruno Conti. Viaggiammo in treno per 20 ore e, sfortunatamente, entrambe le selezioni ci scartarono", ha raccontato.
Dopo aver trascorso le vacanze in Sardegna, Agostinelli ha recentemente concluso la sua esperienza in Albania, dove ha guidato il Flamurtari. "Siamo risaliti in Serie A dopo cinque anni, con il miglior attacco e la miglior difesa. Tuttavia, ho deciso di lasciare a causa di divergenze di programmazione con la società. Ho allenato per oltre 30 anni e la mia passione è rimasta intatta. Non mi vedo a portare i pasticcini la domenica mattina", ha aggiunto.
Agostinelli ha anche avuto esperienze di allenamento in Congo, dove ha scoperto talenti straordinari. "Ci allenavamo a 50 chilometri da Kinshasa, in mezzo alla savana. Ho selezionato subito due ragazzi, uno dei quali ora gioca in Nazionale, mentre l'altro è negli Emirati Arabi. Lì il talento è innato. Ricordo gli allenamenti al Tata Raphael, lo stadio reso famoso da 'Rumble in the Jungle', il match tra Alì e Foreman. Un episodio toccante è stato quando un ragazzo si è avvicinato a me, aggrappandosi alla maglia e dicendo: 'Coach, ti amo'."
Agostinelli ha anche ricordato la telefonata all'ambasciatore Luca Attanasio, avvenuta quattro giorni prima della sua tragica morte. "Gli chiesi aiuto per un servizio e lui rispose: 'Non ti preoccupare, un abbraccio'. Era una persona straordinaria e oggi la sua famiglia vive vicino a casa mia a Roma. So bene il dolore che hanno vissuto".
Tuttavia, l'episodio più doloroso della sua vita è stata la morte del figlio Gianmarco, avvenuta a 33 anni nel 2014 in una camera d'albergo a Montecatini. "Quando vivi una tragedia simile, una parte di te muore insieme a quella persona. Il dolore non scompare mai, si impara solo a gestirlo. Il tempo non cancella nulla. Purtroppo, nella stanza la polizia trovò della cocaina, e tutto quello che è stato scritto su di lui è purtroppo vero. Ha iniziato a farne uso nel 2003, mentre allenavo il Napoli. Prima di allora, in casa nostra non era mai entrato nulla di simile. Quando lo scoprimmo, si giustificò dicendo: 'Lo fanno tutti'. Lo mandammo in comunità, e con le mie conoscenze si fece strada nel calcio, esordendo in C2. Spesso mi chiedo: 'E se non l'avessi lasciato solo quella notte?'."
Agostinelli ha raccontato di aver avuto i suoi successi più belli a Pistoia, dove desiderava tornare a vivere. "Il giorno dopo sarebbe dovuto andare a visitare un'agenzia immobiliare. Purtroppo, non ha compreso il valore della vita. Non c'è un momento della giornata in cui non lo pensi. Come ho reagito al dolore? Non me ne facevo una ragione. A Pistoia ho tanti amici che mi aspetterebbero, ma tornare è ancora difficile".
Infine, non mancano i ricordi della sua esperienza con la Lazio. "Era una gabbia di matti. Non ho mai vissuto un giorno tranquillo. Durante le partitelle, le risse erano continue, e ho visto anche allenatori e magazzinieri litigare. Ma la domenica eravamo tutti uniti. Una volta, durante un viaggio in pullman, notai che alcuni compagni dietro cominciarono a caricare delle armi. Mi chiesi: 'Ma dove andiamo, in guerra?'. Poi iniziarono a sparare in aria. Guardando fuori dal finestrino, notai un piccolo aereo che ci sorvolava: era Gigi Martini, che oltre a essere calciatore era anche un pilota".
Agostinelli ha espresso grande ammirazione per Gian Piero Gasperini, che ha trasformato l'Atalanta in una grande squadra, e ha mostrato interesse per Cesc Fabregas, che sembra sulla strada giusta. "Antonio Conte è tra i migliori allenatori al mondo, e abbiamo giocato insieme al Lecce", ha concluso.