Aldo Serena: La Storia di un Campione tra Calcio e Musica
Aldo Serena: La Storia di un Campione tra Calcio e Musica
Aldo Serena, noto anche come Antonio o Tonino, racconta un curioso aneddoto riguardo il suo nome. "Quando sono nato, i miei genitori incaricarono mia nonna di registrarmi in Municipio come Antonio, il nome che poi comunicarono al parroco per il battesimo. Tuttavia, lei dichiarò senza avvisare il nome Aldo, in onore di mio nonno, deceduto l’anno precedente. La verità emerse durante la prima elementare, quando la maestra fece l’appello. Mia nonna confessò… Sono Aldo, ma a Montebelluna per tanti sono rimasto Tonino".
Cresciuto nella provincia di Treviso, Serena ricorda i suoi pomeriggi trascorsi nell’azienda di famiglia. "Dall’età di 8 anni, aiutavo papà nella produzione di scarpe per la montagna. Erano tempi diversi, e i bambini aiutavano i grandi. Questa esperienza mi ha temprato. Quando debuttai in Serie A con l’Inter, sotto la curva Nord di San Siro, vidi che c’erano tutti gli operai della fabbrica e questo mi diede una carica in più. Quando segnai, corsi verso il loro settore per esultare con loro".
Serena, che da giovane aveva un poster di Gianni Rivera nella sua camera, rivela: "Ero un super interista, ma a 12-13 anni fui portato a un provino a Milanello, dove ci regalarono un poster autografato di Rivera. Il provino, però, andò male e non presero nessuno, io ero molto piccolo, alto solo un metro e 56. Il poster rimase come consolazione".
Quando gli viene chiesto quali fossero i suoi giocatori di riferimento, risponde: "I giocatori irregolari, quelli con i calzettoni abbassati: Best, Meroni, Oriali e uno svedese, Edstrom".
Serena racconta anche come la sua esperienza nel basket abbia influenzato il suo gioco. "All’oratorio passavamo dal calcio al basket e viceversa. Guardavamo le partite del campionato jugoslavo di basket su TeleCapodistria. Volevamo essere Cosic e Dalipagic… La pallacanestro mi ha insegnato a saltare e a giocare duro, ma non avevo l’altezza giusta per il canestro. Mi sono fermato a un metro e 87".
Riguardo alla sua abilità nel gioco aereo, Serena ricorda: "L’Avvocato Agnelli coniò per me l’aforisma: 'Serena è forte dalla cintola in su'. Era una frase un po’ velenosa e ingiusta. Giampiero Boniperti, il presidente della Juve, mi difese dicendo all’Avvocato che avevamo trovato l’erede di Bettega. Qualche partita dopo, Agnelli mi chiamò per chiedere informazioni sui prossimi avversari, un segnale che mi faceva capire l’importanza del nostro rapporto".
Serena parla della sua lunga trattativa per passare dall’Inter alla Juventus nell’estate del 1985. "Ero in prestito al Torino e sembrava dovessi restare lì. La Juve mi voleva e all’Inter interessava Tardelli. Il presidente dell’Inter, Ernesto Pellegrini, mi convocò per la sera del 21 giugno, ma io avevo i biglietti per un concerto di Bruce Springsteen. Alla fine, andai da lui dopo il concerto e mi annunciò la cessione alla Juve".
La sua canzone preferita di Springsteen è "Born to Run". "A giugno ho chiuso un cerchio, sono andato al concerto del Boss a San Siro, quarant’anni dopo. Springsteen, 75enne, ci ha dato una lezione, ha fatto uno show di tre ore senza interruzioni".
Serena ha vissuto diverse fasi del Milan, dall’epoca difficile con Giussy Farina a quella dorata con Silvio Berlusconi. "Arrivai al Milan nel 1982, la squadra era retrocessa per la seconda volta in B, ma la gente mostrava un affetto incredibile. L’allenatore Ilario Castagner ci diede un gioco spettacolare e tornammo in A. Tuttavia, ci furono problemi, come quando Farina affittò Milanello per eventi di ogni genere".
Riguardo al suo secondo passaggio al Milan, afferma: "Era tutto diverso. Milanello era diventato un parco fiorito, con un settore medico all’avanguardia. Berlusconi aveva mandato il dottor Tavana a seguire il team clinico dei Chicago Bulls. Con Capello, il mister, avevo un buon rapporto, ma con Adriano Galliani meno".
Infine, riflettendo su Italia '90, Serena ricorda il suo gol contro l’Uruguay e il rigore sbagliato contro l’Argentina. "Non sono mai stato un rigorista. Quando Vicini mi chiese di tirare, provai ansia e alla fine il portiere para. Non ricordo nulla delle ore successive, la mia memoria riparte solo dalla finale per il terzo posto contro l’Inghilterra".