Davide Nicola: Il Calcio è Istinto e Preparazione
Durante un incontro al Centro Tecnico Arvedi, Davide Nicola ha condiviso le sue riflessioni sul calcio moderno. "Ha mai sentito parlare di un giocatore pensante? È una definizione fuorviante. Secondo le neuroscienze, il 95% dell’attività di un giocatore in campo è inconscia. Il cervello decide in una frazione di secondo, basandosi su esperienze e allenamenti precedenti. Non desidero giocatori pensanti, ma atleti pronti ad agire d’istinto. Il mio compito è aiutarli a risolvere situazioni sul campo. Voglio persone che vivano il contesto e siano in grado di anticiparlo con l’intuizione. Devo formare quel vissuto, ed è questo il lavoro di un allenatore", ha dichiarato Nicola.
In merito al suo stile di gioco, ha affermato: "Parto dal concetto di dominare il gioco. Cosa significa dominare? Tutti vorrebbero farlo. Per me, dominare significa gestire le situazioni: un giocatore a suo agio in fase di possesso e nelle transizioni è un giocatore di livello. L’ideale è un atleta che sa adattarsi al contesto. La mia responsabilità è prepararlo a questo. Comprendere il gioco implica conoscere le relazioni geometriche da modificare all’interno di uno spazio, creando libertà e interazioni con i compagni. Questo fa la differenza".
Quando gli è stato chiesto se gli schemi abbiano un senso, Nicola ha risposto: "Sì. L’organizzazione, la disciplina tattica e la struttura di gioco sono fondamentali per valorizzare le qualità e il talento del giocatore. Gli schemi sono soprattutto importanti in fase di non possesso, quando i giocatori ritornano nelle loro zone di competenza e responsabilità".
Riguardo al concetto di talento, ha detto: "È la capacità di trovare nuove strade oltre a quelle già apprese". Sulla situazione attuale della Cremonese, ha espresso: "Non percepisco clamore, ma l’entusiasmo della gente per ciò che stiamo facendo. La connessione con i nostri tifosi sarà il vero motore".
Nicola ha parlato anche del progetto Cremona: "È iniziato con la voglia di partecipare. Quando mi hanno contattato, sono rimasto affascinato. È una grande sfida. Sono un sognatore con i piedi per terra, consapevole che serve un progetto ben definito, e poi bisogna scegliere, inciampare e costruire".
Quando gli è stato chiesto se sia possibile immaginare qualcosa che vada oltre la salvezza, ha risposto: "Con il presidente Arvedi e la società abbiamo delineato insieme il progetto tecnico e i profili ideali. Questo è un posto con risorse, vogliamo creare le basi per rimanere in questa categoria e poi vedere se possiamo crescere con i giusti passaggi".
Circa la relazione tra allenatore e giocatore, ha affermato: "Amici no, siamo complici. L’allenatore deve essere una guida serena, leale ed energica. Uso due termini: complicità e rispetto".
Nicola ha anche condiviso le sue opinioni sul calcio italiano: "Mi piace che si parli di possesso funzionale piuttosto che estetico. Stiamo cambiando in questo senso, abbandonando certi dualismi superati. Non mi piace l’approccio culturale verso l’errore, che viene demonizzato, mentre è fondamentale per l’apprendimento".
Infine, riguardo al mercato della Cremonese, ha dichiarato: "Non do voti. Volevamo costruire un gruppo competitivo per l’obiettivo della salvezza, che non è banale. Ogni giocatore è stato scelto attraverso incontri e analisi video, e ogni componente ha caratteristiche che completano il gruppo squadra".
Entrando nei dettagli, ha spiegato: "Abbiamo 10-12 giocatori nati tra il 2000 e il 2004, la maggior parte italiani. Crediamo nelle potenzialità incredibili dei talenti italiani e vogliamo lavorare su di loro. Anche gli stranieri sono parte di questo progetto. Il gruppo è stato costruito per supportare i più esperti, Vardy e Vazquez, che sono pronti a lavorare per la squadra".
Parlando di Vardy, ha commentato: "Quando abbiamo capito che l’operazione era fattibile, abbiamo iniziato a spiegargli cosa volevamo costruire. È stato importante sentirci corrisposti e vederlo scegliere di unirsi a noi. È un giocatore ancora affamato".
Infine, riguardo alla gestione della squadra, ha concluso: "Non c’è abbondanza, siamo equilibrati. Il calcio attuale richiede la capacità di determinare il gioco, indipendentemente dal minutaggio. Chi determina viene scelto". Sulla Serie A, ha detto: "È un torneo selettivo e diverso dagli altri campionati europei. Chiunque vi arrivi si accorge della complessità del campionato italiano, spesso ingiustamente denigrato. È strategico, competitivo e difficile".