Serie A: il problema dei tempi di recupero
La rivoluzione promessa nel calcio sembrava imminente, ma tre anni dopo il Mondiale 2022, la situazione in Serie A non è cambiata. Durante il torneo in Qatar, si era annunciato che i tempi di recupero sarebbero stati significativamente allungati per contrastare le perdite di tempo. Tuttavia, il nostro campionato continua a essere quello che concede il minor recupero rispetto alle altre principali leghe europee.
Analizzando le prime giornate di questa stagione, emerge una netta differenza: in Italia, il recupero totale è di circa 6 minuti e 30 secondi, rispetto agli 11 minuti e 42 secondi della Germania, agli 11 minuti e 4 secondi della Francia, ai 10 minuti e 50 secondi della Spagna e ai 10 minuti e 45 secondi dell’Inghilterra. La Serie A risulta ultima sia nel primo tempo (1 minuto e 38 secondi) sia nel secondo (4 minuti e 49 secondi).
Le ragioni di questa situazione sono complesse e difficili da identificare, ma sembra mancare il coraggio da parte degli arbitri di allungare le partite, temendo polemiche per eventuali gol segnati nei minuti di recupero. Tuttavia, sarebbe auspicabile che gli arbitri seguano le indicazioni di Pierluigi Collina e concedano il giusto tempo di recupero.
Negli ultimi anni, sembra che ci si affidi a un approccio automatico nel decidere i tempi di recupero. Un esempio emblematico è la partita Napoli-Cagliari, diretta dall’arbitro Kevin Bonacina. Durante il secondo tempo, entrambe le squadre hanno effettuato tre sostituzioni ciascuna, ci sono state due ammonizioni e un'interruzione di 1 minuto e 57 secondi per un cartellino giallo. Nonostante ciò, alla fine, il recupero concesso è stato di soli cinque minuti, un tempo standard in Serie A, indipendentemente dagli eventi sul campo.
È evidente che, oltre a calcolare il tempo di recupero in base a sostituzioni e ammonizioni, sarebbe opportuno considerare la frammentazione del gioco e cambiare le abitudini. Anche se si parla frequentemente del tempo effettivo, il tema non viene mai affrontato seriamente dalle autorità competenti. Non sappiamo se ci saranno cambiamenti in futuro, ma non c'è nulla di sbagliato nell'allungare i tempi di recupero quando il gioco è interrotto per vari motivi. Questo approccio punirebbe chi cerca di guadagnare tempo, mentre i cinque cambi dovrebbero contribuire a ridurre la fatica dei giocatori.
In conclusione, le partite vengono sempre più spesso decise negli ultimi minuti, e la durata del recupero può fare una differenza sostanziale. L’obiettivo finale è ridurre gli effetti delle perdite di tempo, aumentare il minutaggio e, auspicabilmente, le emozioni in campo.