Antonio Cabrini: Ricordi e Riflessioni sul Calcio e la Vita
Antonio Cabrini: Ricordi e Riflessioni sul Calcio e la Vita
Antonio Cabrini, un'icona del calcio italiano, ricorda con nostalgia le estati della sua giovinezza a Milano Marittima. "Avevo 18 o 20 anni e stavo diventando popolare", racconta. Nonostante il suo passato glorioso, Cabrini si è allontanato dal mondo del calcio, affermando: "Se mi chiamano per una trasmissione televisiva non dico di no, ma guardo poche partite".
Il calcio la annoia?
"Un portiere che tocca la palla 70 volte a partita è inaccettabile per me. Ho un'idea diversa, ma non voglio sembrare antiquato. Queste sono solo le mie opinioni; non dico che il calcio di oggi sia peggiore, ma è diverso e mi ci riconosco poco. Come molti, sono perplesso. Tuttavia, il calcio muove molti interessi ed è un'industria, e questo va tenuto in conto. Il mio mondo era diverso".
Ma lei è stato uno dei primi a costruire un'immagine pubblica.
"È vero. Tutto merito di Vitale, proprietario di Robe di Kappa. Ci siamo incontrati dopo il Mondiale dell'82 e mi disse: 'Tu sei perfetto'. Ho iniziato con il suo marchio e poi altri brand mi hanno contattato".
Le piaceva?
"Sì. Poi sono arrivati Paolo Rossi e altri. Credo di aver aperto una strada".
È vero che ha ancora sacchi di lettere delle fan?
"Sono roba di quarant'anni fa, forse anche di più. Non credo le aprirò mai. Le tengo in cascina, da mia madre. Sono cose del passato e non è giusto rivangarle".
Era lusingato da tanta attenzione?
"Più che altro sorpreso. Dopo un Mondiale vinto, figurine Panini, televisioni... era normale".
Le manca qualcosa di quel periodo?
"Il tempo passa. Abbiamo una chat noi campioni dell'82 e siamo sempre in contatto. Ma nella vita si fanno altre cose e bisogna accettare i cambiamenti".
Il tempo è un amico o un nemico?
"Il tempo esiste e cerco di godermelo. Faccio cose che da giovane non potevo fare, come viaggiare di più o godermi le estati in spiaggia. Quando giocavo, l'estate finiva presto per via del ritiro".
Eppure del calcio non le manca nulla...
"Mi mancano gli amici. Il mio calcio era divertente, c'era contatto umano. Alla Juve ci si allenava in un campo a pochi passi dallo stadio, con i tifosi che ci aspettavano ogni giorno. Oggi c'è una distanza tra tifosi e giocatori. Ma ripeto, era un altro mondo e lo capisco".
Ha menzionato gli amici. È stato compagno di stanza di Paolo Rossi per anni.
"Dieci anni in Nazionale. Era una persona meravigliosa, oltre a essere un grande campione. Nonostante il fisico esile, aveva qualità incredibili. Era bello viverlo oltre il calcio; quando i giochi finivano, si parlava poco di pallone. C'erano scherzi e tante risate. Paolo era divertente".
Altre amicizie nel suo passato?
"Il mio amico più stretto è Cesare Prandelli, siamo praticamente cresciuti insieme. È una persona diretta e concreta. Abbiamo iniziato alla Cremonese e ci siamo ritrovati alla Juve. Avevo un bel rapporto anche con Manuela, la moglie che non c'è più. Ora io e Cesare gestiamo insieme quattro campi di padel a Cremona".
Il padel, la sua recente passione.
"È una passione condivisa con molti ex calciatori che si divertono e trovano un'attività fisica che li mantiene in forma. Sono tutti competitivi e si divertono a dare battaglia".
Che ricordi ha della sua infanzia?
"Libertà. Giocavamo nell'aia dalla mattina alla sera, senza paura di nulla. Oggi, se un bambino si allontana di qualche metro, scatta il panico".
La figura che ha contato di più nel calcio per lei?
"Il mio primo allenatore alla Cremonese, Nolli. Fu lui a farmi giocare come fluidificante. Un giorno mancava il terzino sinistro e mi disse: 'Fallo tu'. Dissi che ero un'ala e lui rispose: 'Fa niente, sei bravo anche lì'. Accettai pur di giocare e iniziò la mia storia. Nel calcio, le cose accadono anche per caso".
Ha giocato mille partite: qual è la sua preferita?
"Una finale di un torneo con gli Allievi della Cremonese. Battemmo la Juve ai rigori. C'erano calciatori che poi hanno fatto strada come Paolo Rossi. Ho avuto la fortuna di incrociare spesso le stesse persone in carriera".
È strano che fra tante si ricordi una partita da ragazzino della Cremonese...
"Era il primo successo a livello nazionale, qualcosa che resta dentro per sempre. Certo, potrei citare la finale intercontinentale vinta con la Juve a Tokyo, ma certe emozioni vissute da giovani sono indelebili".
Cabrini, è sicuro che il tempo sia un amico?
"Io riesco a farlo passare molto bene".