Ghemon: Dalla Musica alla Stand-Up Comedy e il Ruolo dello Sport
Gianluca Picariello, conosciuto come Ghemon, ha sempre dimostrato una notevole versatilità, passando con disinvoltura da rapper a cantante, podcaster e ora comico con il suo nuovo spettacolo “Una cosetta così”. Sul palco, scherza: “Ho fatto tutto un attimo prima che diventasse di moda”. Tuttavia, dietro questa battuta si nasconde una verità profonda: nessuno è riducibile a una sola definizione, proprio come suggerisce il titolo del suo ultimo libro pubblicato da Rizzoli. Nonostante i molteplici cambiamenti nella sua carriera, c'è un elemento costante nella sua vita: lo sport.
Oggi sei anche uno stand-up comedian: lo sport è presente nel rap e ora nei tuoi monologhi.
“Lo sport è sicuramente l'attività che ho praticato con maggiore continuità nella mia vita. Rappresenta la mia vera costante, poiché è sempre presente in tutto ciò che faccio: lo pratico, mi informo e ne sono profondamente appassionato. Come in altre aree della mia vita, sono curioso e mi piace esplorare diverse discipline sportive senza soluzione di continuità.”
La tua trasformazione è raccontata nel tuo libro “Nessuno è una cosa sola”.
“Scrivere il libro è stata una grande terapia. Dopo aver calcato palcoscenici importanti come quello di Sanremo due volte in tre anni, ho sentito la necessità di esplorare aspetti diversi della mia personalità. La comicità è sempre stata presente nella mia vita privata e sapevo di poterla esprimere artisticamente. Se nelle mie canzoni esprimevo malinconia, con la stand-up ho trovato il modo di affrontare le mie tristezze con ironia. Dopo esperienze così intense, ho cercato e trovato un nuovo modo di esprimermi, che era già parte di me.”
La corsa è iniziata come necessità fisica e poi è diventata maratona. Come è avvenuto questo cambiamento?
“È successo gradualmente, mentre correvo. La corsa stimola continuamente la voglia di affrontare nuove distanze e velocità. È un percorso che guarda al futuro, ma che consente anche di tornare indietro. Ho corso una 10 km ad Atripalda, vicino ad Avellino, e ho partecipato a maratone a New York e Chicago. Non ricordo esattamente quando è avvenuta la trasformazione, ma è stata progressiva. L'entusiasmo iniziale e le sensazioni che provi ti portano a scoprire la corsa e a spingerti oltre.”
Nella corsa ti poni sempre obiettivi. È una parola ricorrente nella tua vita.
“Assolutamente. Gli obiettivi sono fondamentali. Ho imparato dalla corsa che è utile procedere a piccoli traguardi anche nella vita. Quando si è ansiosi riguardo al futuro, concentrarsi su un obiettivo a breve termine aiuta a ragionare passo dopo passo. Questo mi ha insegnato la corsa: a focalizzarmi su ciò che posso controllare. Il mio prossimo obiettivo sportivo è un’ultramaratona. Spesso mi chiedono di provare il triathlon, ma per ora non so da dove cominciare, specialmente con il nuoto, dove non sono molto bravo.”
Sei un grande appassionato di basket. L'Europeo è appena iniziato...
“Sono curioso di seguire l'Europeo, specialmente dopo il ritiro di Gigi Datome e Marco Belinelli. La squadra sta attraversando un periodo di rinnovamento. Gallo ha fatto una stagione straordinaria a Porto Rico e ora è consapevole delle sue capacità. Melli è uno dei migliori giocatori in Europa e Fontecchio è eccezionale. Il basket europeo è competitivo, ma abbiamo già battuto alcune di queste squadre, anche se a volte ci siamo sciolti contro avversari meno forti.”
Che effetto ti ha fatto il ritiro di Belinelli?
“Da tifoso è un dispiacere, ma ho ammirato il suo percorso dalla carriera in Italia fino alla fine. Oggi è un uomo e un papà che ha vinto praticamente tutto. Mi dispiace solo che con la Nazionale non abbia ottenuto ciò che meritava, ma non si può avere tutto. Dall’altro lato, ora ho l'opportunità di recuperare un po' di tempo con lui.”
Se Ghemon fosse un giocatore di basket?
“Ci penso spesso. In NBA esiste il premio per il Most Improved Player, il giocatore che ha mostrato il maggior miglioramento. Se potessi essere un giocatore, vorrei essere sempre quello che migliora rispetto all'anno precedente. Chissà, magari un giorno inventeranno un premio simile anche in Italia, per motivi artistici...”
Cresciuto ad Avellino, dove sport e identità sono interconnessi. Cosa hai appreso da quella cultura sportiva?
“Crescere in una città dove sport come basket e calcio sono così importanti è stato motivo di grande orgoglio. Ad Avellino tutti tifano per la propria squadra, che sia nel calcio o nel basket. Questo ambiente mi ha insegnato il valore del gruppo, l'individualità, l'impegno, la fatica e il divertimento. Vedere l’Avellino risalire in Serie B dopo anni difficili è stato emozionante, così come vedere le due squadre di basket della città farsi valere. La tradizione cestistica è fondamentale per me e spero di rivederle entrambe in Serie A.”
Da rapper, il tuo rapporto con il basket era legato all'immaginario americano. Ora che sei comico, il parallelo è lo stesso?
“Credo che la stand-up e il rap siano due facce della stessa medaglia: una è musicale e in rima, l'altra no, ma entrambe raccontano la contemporaneità con ritmo. Sono entrambe influenzate dalla cultura americana e sono linguaggi molto ritmici, proprio come il basket. Questo mi ha aiutato ad adattarmi a questo nuovo ambiente, sentendomi simile a quando facevo solo rap.”
Ti possiamo considerare un po' il nostro Adam Sandler?
“Adam Sandler vestito meglio! (ride) Diciamo che è difficile vestirsi peggio di lui, ma mi piacerebbe avere il suo talento sia nel basket che nella comicità.”
In America, Blake Griffin ha provato la stand-up. Se un cestista italiano dovesse fare lo stesso, chi vedresti bene?
“Nel basket italiano, vedrei benissimo Gigi Datome e Nicolò Melli insieme. Anche se la stand-up non prevede duo, loro potrebbero fare uno spettacolo improvvisato. Chi ha seguito i podcast della Nazionale sa che entrambi hanno un ottimo senso dell'umorismo e sono molto intelligenti. Melli, tra l'altro, è stato spesso tra il pubblico a serate di stand-up. Insieme, sarebbero sicuramente ottimi comici.”
Non è che, con questo mix di musica, corsa e stand-up, tu abbia sbagliato Stato?
“Potrebbe essere. Ma sono nato qui e mi adatto. Cerco di allargare il concetto di intrattenitore: qualcuno capace di stare sul palco e far star bene le persone facendo cose diverse. In questo gli americani sono maestri, sia nello sport che nell'intrattenimento.”