Il Paradosso del Tifo: Passione e Tristezza nel Calcio
È stato frequentemente sottolineato come la parola "tifo" (derivante dal greco che significa "fumo, vapore, fantasia, febbre con torpore") possa riferirsi sia a una malattia infettiva, sia a una passione "accesa e entusiastica, che si esprime in uno stato di eccitazione... nel parteggiare per una squadra o un atleta" (definizione Treccani). Questo dualismo evidenzia il terreno complesso in cui ci muoviamo: la passione per il tifo, che ci travolge, contiene in sé elementi potenzialmente "malati", nel senso che può allontanarci dalla razionalità e catapultarci in un'oscillazione di esaltazione e depressione, spesso priva di logica.
Uno studio condotto qualche anno fa dal National Institute of Economics and Social Research ha esaminato gli effetti del tifo sul nostro umore, concludendo che alla fine di una partita di calcio, la tristezza dei perdenti è quasi doppia rispetto alla felicità dei vincitori. Inoltre, poiché gli effetti negativi tendono a durare molto più a lungo di quelli positivi (la depressione causata dalla sconfitta persiste più a lungo della gioia per una vittoria), un incontro calcistico genera circa quattro volte più tristezza che felicità.
Tuttavia, come avrebbe affermato il noto giornale satirico Cuore, il tifo rimane una di quelle esperienze per cui vale la pena vivere.