Romelu Lukaku: La sua esperienza a Napoli e la mentalità vincente
Nel mondo dello sport ci sono atleti straordinari e poi ci sono i veri e propri totem, capaci di dominare la scena con la loro sola presenza. Romelu Lukaku è senza dubbio uno di questi: nonostante le delusioni passate, mantiene un atteggiamento positivo e una mentalità vincente, che ha contribuito a portare il Napoli alla conquista dello scudetto al primo tentativo.
Se ripensa al trionfo, cosa vede? "Tanta gente che festeggia, sorrisi e la gioia di una città. È stato un momento indimenticabile, un’esperienza unica".
La sintonia con Conte? "Con lui condivido la stessa mentalità: solo attraverso il lavoro si può migliorare. La sua visione calcistica si adatta perfettamente alle mie caratteristiche. Cerco sempre di apprendere i suoi concetti di gioco, e la nostra collaborazione è sempre stata fruttuosa, grazie agli stimoli che mi offre quotidianamente".
Antonio Conte è come un padre calcistico per te? "Sì, come lo sono stati Roberto Martinez in Belgio, Koeman all’Everton e Ariel Jacobs all’Anderlecht. Sono stati loro a cambiare la mia vita".
Quanto hai influito nell'arrivo di De Bruyne? "Poco, solo due semplici telefonate. Gli ho spiegato cosa significa giocare qui e che siamo una squadra ambiziosa, pronta a migliorare e confermarsi. È una grande sfida e lui ama le sfide".
Conte ha affermato che chi porta lo scudetto è il favorito per definizione. "Ogni campionato è nuovo e si parte da zero. La preparazione è fondamentale, poi vedremo come andrà".
Quali differenze noti tra il Lukaku del 2019 e quello attuale? "Sono più esperto e sicuro di me stesso. Faccio molto lavoro tattico a casa, studio le squadre avversarie e ho maggiore controllo su ciò che accade in campo. Prima ero più reattivo, ora sono più altruista, come dimostrano i miei assist".
Il Napoli ha rappresentato una rivincita per te? "Sì, la gente aveva dei dubbi su di me, ma ero convinto che avremmo fatto qualcosa di speciale".
Vincere in volata contro l’Inter ha reso tutto più speciale? "No, sarebbe stato altrettanto speciale anche contro il Milan o la Juve. Ciò che ha reso il percorso unico è stata la lotta fino all’ultimo secondo, con emozioni contrastanti".
La finale di Champions persa con l’Inter a Istanbul può diventare energia per il tuo Napoli? "L’ho vissuta male per un anno. Non amo attaccare attraverso la stampa, preferisco rispondere sul campo. Ora guardiamo avanti, siamo di nuovo in Champions: divertiamoci".
Cosa ti ha dato fastidio dopo Istanbul? "Ci sono cose che la gente non sa e che non comprenderebbero le mie scelte. Ogni volta che ho detto la verità, è stata vista come una cosa scomoda. Ora voglio evitare polemiche".
Come valuti la tua prima stagione col Napoli? "Volevo fare di più, sono ambizioso. 14 gol e 10 assist sono un buon bottino, ma non il massimo. Cerco sempre di migliorare".
A 32 anni, c’è ancora margine di miglioramento? "Certo, abbiamo gli strumenti per farlo. Il mio esempio è Benzema, che ha vinto il Pallone d’Oro dopo i 32 anni. È importante avere la giusta mentalità".
Hai chiarito la lite con Ibra nel derby? "Non è necessario. Ho rispetto per la sua carriera, è stato un giocatore unico".
Stai aiutando Lucca? "Gli spiego i movimenti e come giochiamo. Se capisce i movimenti, avrà sempre opzioni in campo".
Come hai vissuto la prima estate senza ansia da mercato? "È stata una bella esperienza. Mi sono concentrato sulla famiglia e ho seguito i tornei di mio figlio".
Riflettendo sulla tua infanzia, cosa ti rende più orgoglioso oggi? "Sono l’uomo che volevo diventare. Ho dato alla mia famiglia l’opportunità di studiare. Nei momenti più belli della mia carriera, loro erano sempre lì a sostenermi".
Che tipo di papà sei? "Coccolone, abbraccio sempre i miei figli e mi piace il contatto. È difficile per me essere severo".
Hai visto progressi nella lotta contro il razzismo? "È complicato parlarne, sarebbe meglio agire piuttosto che discutere".
Il tuo gol contro il Cagliari ha chiuso un cerchio? "Sì, è stata un'esultanza liberatoria. Mi hanno dato per spacciato, ma vincere in quel modo è stato fantastico".
Hai pianto per questo? "Sì, mi sono tolto un peso enorme. Vincere è importante, farlo due volte significa essere un vincente".
Parli sei lingue. Come va con il napoletano? "È difficile, ma voglio provarci. Adoro il modo in cui salutano".