Ulivieri: Ricordi d'infanzia e la passione per il calcio

Ulivieri: Ricordi d'infanzia e la passione per il calcio

Ulivieri: Ricordi d'infanzia e la passione per il calcio

Ulivieri ricorda con chiarezza il 22 luglio 1944, quando, all'età di tre anni e mezzo, si trovava con la sua famiglia nel Duomo di San Miniato, chiuso mentre i soldati tedeschi e le truppe alleate si scontravano. "Ricordo solo il fumo e le grida", racconta, riferendosi all'esplosione che portò alla morte di cinquantacinque persone.

Questo episodio è stato immortalato nel film "La notte di San Lorenzo" dei fratelli Taviani. Ulivieri, che rimase ferito in quell'attacco, fu ricoverato in una chiesa dove ricevette cure quotidiane da un'infermiera. "Mia mamma mi diceva di non dire parolacce, ma io non la ascoltavo. Questi ricordi stanno riaffiorando ora, a ottantaquattro anni, grazie a una psicologa che mi ha aiutato a elaborare il mio passato", spiega.

Tra i ricordi, Ulivieri menziona anche i momenti in cui, durante le sirene d'allerta per i bombardamenti, sua madre lo portava insieme a sua sorella in una fossa vicino a casa, coprendole per proteggerle.

Il padre di Ulivieri, calciatore nel Pontedera, fu richiamato alle armi dopo l'invasione della Francia da parte di Mussolini e subì gravi ferite. La sua famiglia era contrassegnata da una dicotomia politica: la madre, democristiana e cattolica, e il padre, comunista. "Quando si votava, mio padre faceva giurare mia madre di votare nel modo giusto, ovviamente secondo le sue convinzioni", ricorda.

La passione per il calcio è emersa presto nella vita di Ulivieri. "Ero malato di pallone, giocavamo per strada. Ho trascorso cinque anni nelle giovanili della Fiorentina, ma poi mi hanno detto che non ero abbastanza bravo. Tuttavia, ero già un grande appassionato e mi piaceva discutere di calcio con i campioni", racconta.

Ulivieri ha allenato per sessant'anni, dirigendo ventitré squadre. A ventisette anni, iniziò la sua carriera al Prato come collaboratore di Bearzot, il quale ha sempre avuto un amore particolare per il Torino. "Se mi avessero chiesto di essere custode del campo del Torino o allenatore della Nazionale, avrei scelto il Torino", ricorda.

Pur essendo tifoso della Fiorentina, Ulivieri ha un legame speciale con Bologna, dove ha trascorso sei anni. "Tutti sanno che voglio essere sepolto con la tuta del Bologna 96/97, l'ho già preparata", afferma. Tra i suoi ricordi, spicca anche la controversia con Baggio, quando lo mise in panchina contro la Juventus. "Non ci fu mai una lite. Baggio se ne andò, ma Gazzoni, il presidente, disse che aveva ragione Ulivieri, pur schierandosi con Baggio", spiega.

Ulivieri non ha mai dimenticato il suo passato e porta sempre con sé la sentenza della Caf che lo scagionò da un'accusa di calcioscommesse. "Ho lottato per dimostrare la mia innocenza", afferma. Nonostante le difficoltà, ha trovato un nuovo scopo negli ultimi anni, creando un innovativo sport: il calcio camminato, che sta crescendo rapidamente. "Siamo partiti in dieci, ora siamo centoquaranta e abbiamo un campionato riconosciuto dalla Lega dilettanti", conclude.

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