Il Rinascimento del Torino: Vent'anni di Cambiamenti e Successi
Vent'anni fa, quando Urbano Cairo assunse la presidenza del Torino, il Filadelfia era in uno stato di totale abbandono. Lo stadio, che un tempo aveva celebrato i successi di una delle squadre più prestigiose della storia, era ridotto a un cumulo di macerie. I tifosi di lunga data si recavano lì in pellegrinaggio, esprimendo nostalgia o indignazione: come era possibile che una leggenda fosse stata così trascurata? Alcuni raccontavano storie di Valentino Mazzola, che con le maniche rimboccate era inarrestabile, mentre altri, meno romantici o più giovani, ricordavano le pizzette che Bobo Vieri consumava nel bar di fronte al Fila dopo gli allenamenti con la Primavera.
Anche il Torino, all'epoca, si trovava in una situazione disperata. Si parlava di inchieste giudiziarie piuttosto che di gol, di bilanci falsificati piuttosto che di attaccanti. La gestione Cimminelli aveva condotto il club al collasso dopo un lungo periodo di instabilità, con presidenti sotto accusa, incertezze sul futuro e un clima di ansia e umiliazione. Alcuni sognavano di ridurre a una sola squadra la rappresentanza calcistica della città. Cairo divenne presidente il 2 settembre 2005, ereditando una rosa di soli nove giocatori, affiancati da cinque giovani della Primavera. L'allenatore era Stringara, e non c'era traccia di palloni o magliette. Il Torino si apprestava ad affrontare il settimo campionato di Serie B in dieci anni, vivendo il periodo più buio della sua storia.
Fu Sergio Chiamparino, allora sindaco di Torino, a chiedere aiuto a Urbano Cairo nell'agosto di vent'anni fa. Condividendo la passione per il club granata, Chiamparino desiderava convincerlo a prendere in mano la società per tirarla fuori dai guai e restituirle dignità e sicurezza. Cairo stava per partire per Forte dei Marmi, ma promise di riflettere sulla proposta durante le vacanze. Nonostante il suo profondo attaccamento ai colori granata, trasmesso dalla famiglia, l'operazione sembrava complessa e l'impegno gravoso, soprattutto per chi aveva sempre vissuto il calcio come semplice appassionato. Quando Chiamparino lo contattò di nuovo mentre era in Versilia, Cairo ne parlò con la moglie. In un'intervista alla Gazzetta dello Sport, ha raccontato: "Le dissi: faccio un salto a Torino, il sindaco continua a chiamarmi, gli spiego che non me la sento di prendere la società e rientro subito qui. Ma quando vide che nella valigia mettevo tre camicie, mi chiese: scusa, ma non dovevi andare e tornare, perché tante camicie?".
Urbano Cairo è diventato il presidente più longevo della storia del Torino, superando il record di diciannove anni di Orfeo Pianelli. Pochi altri presidenti hanno mantenuto la guida di società importanti per tanto tempo nel calcio italiano. Ferlaino al Napoli e Berlusconi al Milan sono arrivati a trentuno anni di presidenza, mentre due presidenti attuali, De Laurentiis e Lotito, hanno preso in mano Napoli e Lazio nel 2004, un anno prima di Cairo, e hanno anch'essi affrontato situazioni societarie critiche. In un contesto in cui i club sono sempre più spesso in mano a investitori stranieri, è significativo che ci siano presidenti italiani che hanno tracciato un percorso virtuoso. Sebbene ci siano contestazioni, è anche vero che molti riconoscono e apprezzano una gestione attenta e proiettata verso il futuro.
Nel frattempo, il Torino è cambiato radicalmente. Il Filadelfia è diventato il simbolo di questa trasformazione: rinato dopo quasi vent'anni di polemiche e promesse non mantenute, oggi rappresenta una struttura di allenamento moderna, dove i calciatori granata continuano a calpestare la terra che ha visto scrivere la storia ultracentenaria della società. Sono stati fatti investimenti per supportare il lavoro della squadra attuale, valorizzando la forza del passato. È in fase di completamento, entro pochi mesi, il centro sportivo Robaldo, la nuova casa del settore giovanile, dove crescono i talenti del futuro, in linea con la tradizione del Torino. Tra i successi più significativi dell'era Cairo ci sono i risultati eccellenti del vivaio, dal ritorno della Primavera allo scudetto, alla conquista di Coppa Italia e Supercoppe, fino ai campionati vinti anche nella scorsa stagione dall'Under 18 e dall'Under 17, che hanno portato, nell'ultimo campionato, sei ragazzi all'esordio in Serie A. La solidità economica consente ora ambizioni sportive crescenti. Il Torino gioca in Serie A da quattordici stagioni consecutive, la maggior parte delle quali concluse nella parte sinistra della classifica, ed è tornato a competere in Europa, con una vittoria memorabile al San Mamés di Bilbao, un'impresa mai riuscita a una squadra italiana. Non è più l'era delle follie e dei fallimenti; oggi il calcio deve essere sostenibile: storia e solidità, Filadelfia e futuro garantito.